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Poesia messicana / José Emilio Pacheco



José Emilio Pacheco è stato poeta, narratore, critico e traduttore nato a Città del Messico nel 1939. Considerato uno degli scrittori più importanti della letteratura messicana del Novecento, fu professore nelle università di Messico, Stati Uniti, Canada e Inghilterra. Priva di elementi ornamentali, la sua poesia ha un forte compromesso sociale: da Gli elementi della notte (1963) a Non chiedermi come passa il tempo (1969), da I lavori del mare (1984) a Guardo la terra (1986), fino a Città della memoria (1989). Ha ricevuto i premi Magda Donato (1967) e Xavier Urrutia (1973), il Premio Nazionale di Giornalismo (1990), il Premio Nazionale di Scienze e Arti per la Linguistica e la Letteratura (1992), il Premio Reina Sofía per la Poesia Iberoamericana (2009) e il Premio Cervantes (2009). È mancato nel 2014. Le traduzioni sono di Alberto Pellegatta.


CONVERSAZIONE ROMANA (1967)


Preghiamo per le nuove generazioni

spaventate da tristezze e disincanti;

con loro di notte sprofonderemo.

Amado Nervo, 1898


A Roma quel poeta mi diceva:

- Non sai quanto mi intristisce vederti

scrivere prosa effimera sui giornali.

Ci sono cespugli nel Foro. Il vento

unge di polvere il polline.

Davanti al grande sole di marmo Roma passa

dall’ocra al giallo,

al seppia, al bronzo.

Qualcosa si sta spezzando, ovunque.

Fa crepe, la nostra età.

È estate

e non si può camminare per Roma.

Tanta grandezza sopraffatta. Caricano

le auto contro l’uomo e le città.

Centurie e falangi e legioni,

proiettili o feretri,

rottami,

rovine che saranno rovine.

Ci sono erbe,

semi avventizi sul marmo.

E la spazzatura per le strade senza memoria:

plastiche e bottiglie e lattine.

Circolo del consumo: l’abbondanza

si misura dalla spazzatura.

Fa caldo. Continuiamo a camminare.

Non voglio rispondere

né chiedermi

se qualcosa di scritto oggi

lascerà tracce

più profonde che il polline sulle rovine.

Forse i nostri versi dureranno

come il modello Ford 69

- e molto meno di una Volkswagen.


*


CONVERSACIÓN ROMANA (1967)


Oremos por las nuevas generaciones abrumadas de tedios y decepciones; con ellas en la noche nos hundiremos.

Amado Nervo, 1898


En Roma aquel poeta me decía: - No sabes cuánto me entristece verte escribir prosa efímera en periódicos.

Hay matorrales en el Foro. El viento unge de polvo el polen.

Ante el gran sol de mármol Roma pasa del ocre al amarillo, el sepia, el bronce.

Algo se está quebrando en todas partes. Se agrieta nuestra edad.

Es el verano y no se puede caminar por Roma. Tanda grandeza avasallada. Cargan los coches contra el hombre y las ciudades. Centurias y falanges y legiones, proyectiles o féretros, chatarra, ruinas que serán ruinas.

Hay hierbas, adventicias semillas en el mármol. Y basura en las calles sin memoria: plásticos y botellas y hojalata. Círculo del consumo: la abundancia se mide en la basura.

Hace calor. Seguimos caminando. No quiero responder ni preguntarme si algo escrito hoy dejará huellas más profundas que el polen en las ruinas.

Acaso nuestros versos duren tanto como el modelo Ford 69 - y muchísimo menos que el Volkswagen.


*


BIRDS IN THE NIGHT (VALLEJO E CERNUDA SI INCONTRANO A LIMA)


Partendo dalle acque peruviane, la acciughina ha

messo in crisi l’industria peschiera e ha

provocato, nelle città del litorale, l’invasione

degli affamati uccelli marini.

Excelsior, 1971


Tutta la notte ascolto il rumore alato che schianta

e come in una poesia di Cisneros,

albatri, cormorani e pellicani

muoiono di fame in pieno centro a Lima,

baudelairianamente vessati.

Qui per queste strade di miseria

(così simili al Messico)

Cesar Vallejo camminò, fornicò e delirò

e scrisse alcuni versi.

Adesso sì che lo imitano, lo venerano

ed è «un orgoglio per il Continente».

In vita lo hanno preso a calci, gli hanno sputato in faccia

lo hanno ucciso di fame e di tristezza.

Cernuda ha detto che nessun paese

ha mai sopportato i suoi poeti vivi.

Ma va bene così:

non è un destino peggiore

essere il Poeta Nazionale

che tutti salutano per strada?


*


BIRDS IN THE NIGHT (VALLEJO Y CERNUDA SE ENCUENTRAN EN LIMA)


Al partir de las aguas peruanas, la anchoveta ha puesto en crisis a la industria pesquera y ha provocado, en las ciudades del litoral, la invasión de las hambrientas aves marinas.

Excélsior, 1972


Toda la noche oigo el rumor alado desplomándose y como en un poema de Cisneros, albatros, cormoranes y pelícanos se mueren de hambre en pleno centro de Lima, baudelaireanamente son vejados.

Aquí por estas calles de miseria (tan semejante a México) César Vallejo anduvo, fornicó y deliró y escribió algunos versos.

Ahora sí lo imitan, lo veneran y es «un orgullo para el Continente».

En vida lo patearon, lo escupieron lo mataron de hambre y de tristeza.

Dijo Cernuda que ningún país ha soportado a sus poetas vivos

Pero está bien así: ¿No es peor destino ser el Poeta Nacional a quien saludan todos en la calle?


*


PADRI DELLA PATRIA


Fecero male la guerra,

male l’amore,

male il paese che ci ha forgiati malfatti.


*


PRÓCERES


Hicieron mal la guerra, mal el amor, mal el país que nos forjó malhechos.


*


FOTOGRAFIE


No c’è una sola foto da allora.

Meglio così: per vederti

ho bisogno di inventare il tuo viso.


*


FOTOS


No hay una sola foto de entonces. Mejor así: para verte necesito inventar tu rostro.


*


VECCHI COMPAGNI SI RITROVANO


Ormai siamo tutto ciò

contro cui abbiamo lottato a vent’anni.


*


ANTIGUOS COMPAÑEROS SE REÚNEN


Ya somos todo aquello contra lo que luchamos a los veinte años.


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