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Laboratorio online di scritture e altre discipline

  • Redazione

Nilton Santiago è nato a Lima, in Perù, nel 1979, ma risiede in Spagna, a Barcellona da quindici anni. È considerato dalla critica tra i più promettenti poeti di lingua spagnola e, in effetti, questo breve assaggio già lo dimostra. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Il libro degli specchi (Premio Copé de Plata/XI Biennale di Poesia 2003), L’oscurità dei gatti era la nostra oscurità (Premio José Hierro 2012), La valigia dell’angelo (Visor 2014, Premio Tiflos), Le muse sono uscite a bere (Visor 2015, Premio Casa de América) e Storia universale dell’eccetera (Premio Vicente Huidobro 2019).

La breve auto-antologia che ci propone l’autore è tradotta da Alberto Pellegatta.



ARTE POETICA A FAVORE DEI MIRACOLI E CONTRO GLI AGNOSTICI


Ed è così come «tutto contiene tutto»

e tutte le stelle

sono in realtà la stessa paura che scappa dal cuore

quando ti svegli al mattino

e vai alla doccia con lo stesso sorriso che avresti

davanti a un plotone di esecuzione.

Se ci pensate bene, è da tempo che abbiamo smesso di essere noi stessi.

Neppure il riflesso dello specchio ci riconosce,

né il rasoio elettrico che percorre la pelle ogni giorno

come se fosse un pesce che deve imparare a nuotare

ripetutamente.

Ma siccome «tutto contiene tutto» e ci trascina verso il suo vuoto,

bisogna mettersi la cravatta e uscire a lavorare

con il cuore ancora nel lavello.

Finire di leggere nell’autobus

quella poesia che hai iniziato a leggere quando eri solo un bambino.

E all’improvviso scopriamo che perfino una poesia deve tacere

per dirci che, in realtà, il tempo non è altro

che un criceto che gira instancabile

dentro la ruota del vuoto.


All’improvviso la poesia legge la storia di Shoden Yamazaki,

quel sacerdote del tempio buddista Choshoji

che è stato appena arrestato per il furto di un paio di calze,

e legge anche che a Magelang hanno costruito una chiesa a forma di gallina

ed è a questo punto che la poesia si libera delle parole

e inizia a ridere andando verso l’angolo della pagina in bianco

mentre pensa che, se tutto è dopotutto vuoto, «nulla esiste»

che nulla sembra essere stato creato.

Ma all’improvviso la poesia ci guarda

dal fondo della pagina in bianco

e ci ricorda che Dio ha montato il paradiso e tutto il resto in 7 giorni,

e che noi esseri umani ci abbiamo messo mille anni

a immaginare un barbuto

il cui unico merito è camminare sull’acqua.

Cavolo, dice la poesia,

mentre pensa che l’imperfezione degli uni e degli altri

rende la creazione l’unico miracolo credibile.


Allora la poesia stessa è il vuoto che crea,

il vuoto che riempie tutto.


Oppure l’unica poesia vera è quella che non esiste?


*


ARTE POÉTICA A FAVOR DE LOS MILAGROS Y EN CONTRA DE LOS AGNÓSTICOS


Y es así como «todo lo contiene todo»

y todas las estrellas

son en realidad el mismo miedo que huye de tu corazón

cuando despiertas por las mañanas

y vas a la ducha con la misma sonrisa que tendrías

frente a un pelotón de fusilamiento.

Si os fijáis bien, hace años que hemos dejado de ser nosotros.

Ni siquiera el reflejo del espejo nos reconoce,

ni la maquinilla de afeitar que recorre nuestra piel cada día

como si fuese un pez que tiene que aprender a nadar

una y otra vez.

Pero como «todo lo contiene todo» y nos arrastra hacia su vacío,

hay que ponerse la corbata y salir a trabajar

con el corazón aún en el friegaplatos.

Terminar de leer en el autobús

aquel poema que empezaste a leer cuando tan solo eras un niño.

Y de pronto descubrimos que hasta un poema tiene que callar

para decirnos que, en realidad, el tiempo no es más

que un hámster que gira incansablemente

dentro de la rueda del vacío.


De repente el poema lee la historia de Shoden Yamazaki,

aquel sacerdote del templo budista Choshoji

que acaba de ser arrestado por el robo de unas pantimedias,

y también lee que en Magelang han construido una iglesia con forma de gallina

y es cuando el poema se deshace de las palabras

y empieza a reír camino a la esquina de esta página en blanco

mientras piensa que, si todo es al fin y al cabo vacío, «nada existe»

que nada parece haber sido creado.

Pero de pronto el poema nos mira

desde el fondo de la página en blanco

y nos recuerda que Dios montó el paraíso y todo lo demás en 7 días,

y que los seres humanos tardamos miles de años

en imaginarnos a un barbudo

cuyo único mérito es caminar sobre el agua.

Vaya, dice el poema,

mientras piensa que la imperfección de unos y otros

hace de la creación el único milagro creíble.


Entonces el poema mismo es el vacío que crea,

el vacío que lo llena todo.


¿O es el poema que no existe el único verdadero?


*


TUTTI DISCENDIAMO DALLO SGUARDO DI UN GORILLA


In Russia mandano una scimmia a riabilitazione

(Fonte: Reuters)


Come Cioran, non siamo altro che un pugno di interstizi,

oh gorilla mio, due solitudini metodiche,

come due code nel posacenere.

È vero, condividiamo la malinconia degli uccelli congelati

lo strano costume di amarci sugli alberi,

di piangere e defecare leggendo Mallarmé

o di uscire con due bicchieri in più di ciascun incendio interno.

Ogni giorno giochiamo con la purezza d’essere impuri,

con la stella che naviga nel nostro sangue,

deviata dal suo corso,

stanca di balbettare luce sul sorriso dei pensionati

e delle puttane, quei bei mammiferi esiliati.

Lo sai, cerchiamo lo stesso lavoro

e piangiamo lo stesso animale nel quale ogni giorno ci svegliamo.

Oh, gorilla mio, anche il tuo sguardo

è la finestra da dove Dio spia il mondo

quest’altro mammifero funebre che non sa nulla di noi.


*


TODOS DESCENDEMOS DE LA MIRADA DE UN GORILA


Envían a rehabilitación a un mono alcohólico en Rusia

(Fuente: Reuters)


Como Cioran, no somos más que un puñado de intersticios,

oh gorila mío, dos soledades metódicas,

como dos colillas en un cenicero.

Es cierto, compartimos la melancolía de los pájaros congelados

la rara costumbre de amar sobre los árboles,

de llorar y defecar leyendo a Mallarmé

o de salir con dos copas de más de cada incendio interior.

También jugamos cada día con la pureza de ser impuros,

con la estrella que navega en nuestra sangre,

desviada de su curso,

cansada de balbucear luz sobre la sonrisa de los jubilados

y de las putas, esos bellos mamíferos exiliados.

Ya lo sabes, buscamos el mismo empleo

y lloramos al mismo animal desde el que cada día nos despertamos.

Oh, gorila mío, también tu mirada

es la ventana por donde Dios espía al mundo

ese otro mamífero fúnebre que nada sabe de nosotros.


*


ANALISI SUL RUMORE DI UNA POESIA (E DEL LINGUAGGIO) PER SCOPRIRE LA LUNA PIENA


Un fatto poetico abbandona una farmacia

dove una povera vecchia ha preso appuntamento con questa poesia.

Non sono io quello che vede la vecchia appoggiarsi alla pioggia per sedersi

bensì un pellicano.

Il pellicano è un essere dell’aria.

Questo lo sappiamo perché l’aria attraversa i campi di girasoli.

Perché 15.000 litri d’aria al giorno entrano nei polmoni di un gorilla.

Allora prendiamo coscienza che esiste l’aria

perché sappiamo che i gorilla esistono.


In farmacia, alla vecchia raccomandano di curare la glicemia.

Il fatto poetico si mette gli occhiali da lettura

e lascia il pellicano e la vecchia parlare dei loro acciacchi.


Tutto si può sistemare con il paracetamolo.


Il fatto poetico scende alla stazione del metro.

Entra senza pagare, com’è logico.

Un vagabondo gli chiede denaro.

«Ma il denaro serve solo per renderci più poveri»

- gli dice il fatto poetico.

In ogni caso lascia cadere una moneta come una gemma calda.

Il vagabondo la mette in una delle crepe della lingua.


Due ragazze

parlano con una libellula che credo d’essere io.

Sono io o la mia rappresentazione? Che cazzo è essere io?

Le due ragazze ridono perché ho disegnato loro una mappa sulla mano.

Cercano un posto dove «comprare».

Devo avere una faccia da spacciatore sudamericano.

Mentre aspetto il treno non posso smettere di guardare il maledetto cellulare.

Come tutti i figli di puttana

che andiamo a lavorare vestiti come soldatini di piombo.

Non sappiamo neanche usare uno scacciamosche e crediamo di fare

abbastanza per guadagnarci i fagioli.

Il metro è pieno di neri che vendono borse contraffatte.

Li guardo. Anche un poliziotto che sputa sui binari.

Questa giornata non è esistita.

Neppure la farmacia, né il vagabondo, né le due ragazze libellula.


Il fatto poetico torna a casa, rassegnato,

vestito come me:

un maledetto soldatino di piombo.


Un’altra notte andrà a letto senza scrivere una poesia.

*


ANÁLISIS SOBRE EL FRACASO DE UN POEMA (Y DEL LENGUAJE) PARA DESCRIBIR LA LUNA LLENA


Un hecho poético abandona una farmacia

donde una pobre vieja ha concertado una cita con este poema.

No soy yo el que ve a la vieja sujetarse de la lluvia para sentarse

sino un pelícano.

El pelícano es un ser del aire.

Eso lo sabemos porque el aire cruza los campos de girasoles.

Porque 15.000 litros de aire entran en los pulmones de un gorila al día.

Entonces tomamos conciencia de que existe el aire

porque sabemos que los gorilas existen.


En la farmacia, a la vieja le recomiendan cuidarse la glucosa.

El hecho poético se pone las gafas de leer

y deja al pelícano y a la vieja hablando de sus males.


Todo se puede solucionar con paracetamol.


El hecho poético baja a la estación del metro.

Entra sin pagar, como es lógico.

Un vagabundo le pide dinero.

“Pero el dinero solo sirve para hacernos más pobres”

—le dice el hecho poético.

Igualmente deja caer una moneda como una yema caliente.

El vagabundo la guarda en una de las grietas de su lengua.


Dos muchachas

hablan con una libélula que creo que soy yo.

¿Soy yo o mi representación? ¿qué coño es ser yo?

Las dos chicas ríen porque les he dibujado un mapa en la mano.

Buscan un sitio donde “comprar”.

Debo tener cara de “camello” latinoamericano.

Mientras espero el tren no puedo dejar de ver el puto móvil.

Como todos los hijos de puta

que vamos a trabajar vestidos como soldaditos de plomo.

No sabemos ni usar un matamoscas y creemos que hacemos

lo suficiente para ganarnos los frejoles.

El metro está lleno de negros vendiendo bolsos falsificados.

Los miro. También un policía que escupe sobre las vías.

Este día no ha existido.

Ni la farmacia, ni el vagabundo, ni las dos chicas libélula.


El hecho poético vuelve a casa, resignado,

vestido como yo:

un puto soldadito de plomo.


Otra noche se irá a la cama sin escribir un poema.