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Laboratorio online di scritture e altre discipline

  • Redazione

Paolo Pitorri è nato a Roma nel 1990 e ha studiato lettere moderne alla Sapienza. Le sue poesie sono apparse su Atelier Poesia, Poesia del nostro tempo, Argo, La tigre di carta, Yawp ecc. Sta portando avanti un progetto antologico sulla poesia francese contemporanea. Ha lavorato con Ariel Spielberg e Etienne Paulin (Editions Gallimard), Flora Bonfanti (Editions unes), Benjamin Guérin ed Hélène Fresnel (Revue Nunc).

Le poesie che proponiamo provengono dalla raccolta inedita Abbiamo discusso dell’Aldilà. Si coglie, sia nei testi più brevi sia in quelli più poematici, una sensibilità ritmica che non stupisce, vista la frequentazione della musica da parte dell’autore.



1.


Qui le donne portano volpi sulle spalle,

cacciano e ci fanno mangiare.

Vivono con le mani nella bocca del lupo;

con i piedi nella fogna della neve,

calpestando gli zingari, urlano al cielo.

Qui le chiamano dee della salvezza - Madri.


*


6.


Tutta questa morte sembra l’ultima comunione

della pioggia con il sole, dei piedi con l’erba.

In che vescichetta finiremo?

Tutta questa poesia nasce da dita sporche

quando pregavamo la crociata delle stelle

o la notte che doveva marcire, marciando

nella solitudine, verso chissà quale terra.

Doveva sopravvivere come una carie

doveva esplodere per un nuovo mondo;

ho tentato di cercare una speranza ma non c’è fine.

Siamo spazi invisibili e il mio verso è pieno di vitiligine.


*


11.


Sono anni che non ti specchi per intero.

Sei andato comunque a quella festa.

Hai mangiato le ultime briciole

non ti hanno sfamato.

Hai bevuto e vomitato.


Sei in casa ora:

la tua scrivania è un banco di nebbia

una gomma cocente che affoga le mani.


Tuttavia voglio scriverti una lettera:

Quando gli trafori gli occhi

loro incontrano la notte e il ramo nel lago.

Nel rimbalzo vedi una mano uscire dall’acqua.

È forse la loro? Di cosa hai bisogno?

Tu sei l’esistenza che cerca la resa del sole.


*


19.


I miei ladri con in mano la luce

spaccano porte con coltelli affilati.

Mi maltrattano.


E più selvaggi delle mie paure crepano

la porta del mio petto e battono,

battono, battono forte,

alle cinque del mattino.


Questa è la chiave del tutto:

farmi svegliare altrove –