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Laboratorio inediti / Claudio Mezzina

Immagine del redattore: Redazione
Redazione
5 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min


Claudio Mezzina (Terlizzi 1998) è dottorando all’Università di Bari, con un progetto di ricerca sulla poesia di Raffaele Carrieri. Collabora con le pagine culturali de «La Gazzetta del Mezzogiorno». Ha pubblicato componimenti in versi e scritti critici su riviste quali «Atelier Poesia», «Avamposto – rivista di poesia», «Minima Poesia». Ulteriori poesie sono apparse all’interno del volume Per un breviario dantesco – vol. III (Cacucci) e sulle pagine de «la Repubblica-Bari». Di recente pubblicazione (Cacucci) è la silloge dal titolo Sguardi diversi sulla poesia in Puglia della quale è co-curatore. È stato giurato del Bif&st 2025 e ha partecipato come laboratorista al Prix Italia 2022.



ENNESIMO CASO DI


Il dittatore è caduto.


L’acciaio non titilla più

dodici muffi pioli. I vagoni


sono fermi, il bestiame

in attesa. Rebora


diceva il vero del carro:

marchingegno malacarne


che vincolato allo stra-

ordinario implora alla morte

l’inciampo.


*


I signori della corte, perpetuamente

occhiuti, attenti alle carte, scorgendomi

che passeggiavo sul lungomare

in giacca, ombrello, polacchini, che facevo

risuonare di passi il selciato del porto

che volevano da me?


Mi guardavano in silenzio

come un nulla che sta dopo i due punti.


«Egregi, da voi

esigo un risarcimento d’anni»


(senza che nessuno mi avesse interpellato)


«d’anni, e di mesi, di giorni, minuti...

senza dimenticare gli interessi...

e non accetterò controproposte, com-

promessi...»


Così. Quella sera volevo soltanto

fuggire le fughe, bambinescamente

essere un bambino.


*


Per Augusto


Uno sguardo languido, da sassaiola.

Molti mocassini, comodi, lo spazzolino

nel taschino è una gardenia.


Troppi attacchi terroristici

ti hanno plasmato il cuore a rinoceronte:

quelle tre corna le usi come stuzzicadenti.


(Se ti sparano, alla fine, ringrazi. Ci imprime

sotto i baffi un ghigno

come Tangentopoli-tici sembianti

capaci soltanto di abbracci.)


*


EDAD DE ORO


Qui niente luccica. I riflessi

sono riflessioni di tristi individui che

hanno dimenticato

come si fa. Si arrovellano, sono

solo alla ricerca della via più

semplice, della sacra inerzia,

della microbica quiete scaturita

da un moto che non c’è, diniego

di ogni possibile vita, miglior vita.


Impastiamo daccapo

questa massa indigesta e facciamone

bolo con foga per dire una volta di più:

«in fondo, è tutto in ordine...»


mentre

la figura sbiadisce, oramai

non sa più nulla.


*


Per Marco


Eccoci coi palmi sulle palpebre contando

lapidi di sogni. Eccoci

lungo questa strada sordida

inanellando progressi inutili.


Vagheggio a comando cravatte di seta

mentre dentro tengo un paio

di bermuda. Oggi faccio una passeggiata, poi beviamo

un vermut rosso e ci fingiamo, per celia,

un corpo sfibrato di ventriloqui.


Eccoci, infine, a ridere d’inezie:

così scampandola, ancora per un poco.


 
 
 

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