• Bianco Facebook Icon
  • Redazione

Laboratorio inediti / Riccardo Benzina


Riccardo Benzina è nato nel 1988 in provincia di Bari, dove vive e lavora. Le poesie che proponiamo, dolorose e frontali, ma anche pervase da un ingegnoso humour nero, per dirla con Breton, provengono da un libro ancora inedito, Scenario, di prossima pubblicazione per i tipi di Taut. Un libro che scava negli spazi più torbidi dell’esperienza, «fin dove si è potuto», fino nel «tuorlo delle cellule». Il realismo si distende tra boschi parlanti e «inadeguate dalie»: «solo aria e sole, buchi nel paesaggio». Un libro denso e tripartito, piacevolmente sbilanciato, «forse un crampo, un accavallamento... la sparizione, in superficie d’acqua, del riflesso».


*


Madre io vorrei

scrivere il pensiero di un cavallo

che corre, di un uccello che vola.

Ma non ci riesco, e il mio il dono

d’amore si fa ogni giorno più grande. Si fa

un inferno affamato una rappresaglia

l’ispirazione di una promessa dico. Quasi che

la bocca nascondesse per davvero ciò che parla

quasi che

la spina potesse per davvero continuare

a reggere gli eccessi della carne.


Ieri ho fatto un sogno in cui ero vivo

ancora, già,

e non di questa strana silice

che sono. Ho avuto assai paura

e grande ebbrezza.

Idillio e dissolvenza.


Ma lo spettacolo è finito, e deve continuare.


*


Dico testa una pagina fatta

di roccia e di carbone, che non tiene più. E va riparata: basterebbe

un bacio, un soffio a distogliere da noi tutto questo stare

posati verso il sole

che oltrepassa i bordi.


Ma nulla giunge così lontano.

E tutto è così assurdo –

tutto tace…


A volte è un rumore a svegliarci.

Altre, a farci addormentare.


*


Oggi così:

per la noia dei campi dentro un pandino

che arranca, e guardo avanti

finché non viene via il nero dagli occhi.

Un ponte fantasma attraverso la mattina

e Pietro alla mia destra, che parla –

però nessun concetto

solo enfasi. Le strade

contromano, e contro tutto.


Siamo stati chiusi in casa fino a ora

e vorremmo ancora tempo per dormire.

Ci aspetta un’altra tomba, nella quale

non si può cambiare il posto – nella quale

finalmente impareremo le farfalle

bene, piccole bugie che raccontiamo.


Madre. Saranno le nostre parole

salve dentro la scatola nera

dopo che il disastro

si è consumato nei cieli.


Se solo avessimo

avuto più corpo. Se solo

non dovessimo rivivere.

DoppiaEsposizione.png