Poesia costaricana / Ignacio Aru
- Redazione

- 4 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min

Il giovane poeta costaricano Ignacio Aru (1999) è appena mancato tragicamente in Messico. Ha vinto il Premio Letterario Brunca della Università Nazionale di Costa Rica (2021), il Premio Internazionale della Fondazione Mapfre (Spagna 2014) e il Premio Nazionale di Poesia Letra Joven (Costa Rica 2017). Il suo libro d’esordio, Lupercalia, è stato pubblicato in Messico nel 2020, mentre la seconda raccolta, Quattordici giorni sotto la neve è del 2021. Studiava Diritto presso l’Università Ispanoamericana. Le sue poesie sono state incluse in antologie e riviste, tra cui «Altazor» (Chile), «La Raíz Invertida» (Colombia), «Liberoamérica» (Spagna), «New York Poetry Review» (USA) e «Círculo de poesía» (Messico). Le poesie che proponiamo, tradotte da Alberto Pellegatta, provengono, a parte la prima, dall’ultima raccolta dell’autore.
LUPERCALE
Il sacerdote tiene un cane tra le mani,
apre il fianco per vedere le rovine della carne
prevedere una costellazione
insieme allo stomaco del lupo
e il cuore dell’uomo.
Mette gli occhi dell’animale sui nostri,
fa aderire la pelle alle nostre ossa,
fa risuonare l’abbaiare come un eco dei petti
che riconoscono per la prima volta la fame.
Pietrifica un’aquila nella mano
e benedice le nostre fronti
con il marchio dorato del volo.
Le torce girano intorno al lago
e beviamo in ginocchio l’acqua nera,
e la caverna dove riposa il Fauno
brilla come una galassia sulla roccia.
Ci dice che la chiesa sta nelle parole
che hanno nominato gli elementi del mondo,
la sua pietra si erge sulla nostra morte capovolta
per ricevere il mese della nuova età
con i volti nascosti nei volti.
Le donne aspettano sul monte
intrecciate da un filo rosso,
perché brilli la stella di Ulnar
che guida il mare di sangue
sul quale navighiamo nudi.
Arriviamo come onde che si lanciano
senza riconoscere la fine dei propri corpi,
portiamo fasce per fustigare ventri e schiene
e nascono bambini che ci mostrano i denti.
I Gemelli Bendati bruciano la casa
dell’infanzia
in cui vive un anfibio,
per deflorare la vita tra i fichi
dove le donne appendono le loro teste di cervo
e ci consegnano la luna che investe
la dea cacciatrice.
*
LUPERCAL
El sacerdote trae un perro entre sus manos,
abre su lomo para ver las runas de carne
predecir una constelación
junto al estómago del lobo
y el corazón del hombre.
Coloca los ojos del animal sobre los nuestros,
adhiere su piel a nuestros huesos,
hace resonar el aullido como el eco de los pechos
que reconocen por primera vez el hambre.
Petrifica un águila en su mano
y bendice nuestras frentes
con la marca dorada del vuelo.
Las antorchas giran alrededor del lago
y bebemos de rodillas el agua negra,
y la cueva donde descansa el Fauno
brilla como una galaxia sobre la roca.
Nos dice que la iglesia está en las palabras
que nombraron a los elementos del mundo,
su piedra se erige en nuestra muerte invertida
para recibir al mes de la nueva edad
con los rostros ocultos en los rostros.
Las mujeres aguardan en el monte
entrelazadas por un hilo rojo,
a que brille la estrella de Ulnar
que guía el mar de sangre
por el que navegamos desnudos.
Llegamos como olas que se lanzan
sin reconocer el fin de sus cuerpos,
traemos tiras para azotar los vientres y las espaldas
y nacen niños que nos muestran sus dientes.
Los Gemelos Vendados queman la casa
de la infancia
en la que vive un anfibio,
para desflorar la vida entre las higueras
donde las mujeres cuelgan sus cabezas de ciervo
y nos entregan la luna que inviste
a la diosa cazadora.
*
ATTILA
Venderò i miei diciassette anni
al migliore offerente
come Attila li ha venduti al demonio.
Che Dio mi appenda
e mi interri se vuole,
come Attila affondò nel suo stesso cuore.
La polvere sospira acqua fresca,
la fame si reclina tranquilla sui miei vestiti
e se mi disturba, mi toglierò la cravatta
e mi strapperò il collo come Attila.
Qualche giorno andrò a passeggiare sulla ruota
di un treno notturno.
*
ATTILA
Venderé mis diecisiete años
al mejor postor
como Attila se los vendió al diablo.
Que Dios me cuelgue
y me entierre si quiere,
como Attila se hundió en su corazón.
El polvo suspira el agua fresca,
el hambre se reclina tranquila sobre mi ropa
y si me estorba, me quitaré la corbata
y me arrancaré el cuello como Attila.
Algún día me iré a pasear en la rueda
de un tren por la noche.
*
SEMI CATTIVI / II
Ho visto il viso della morte
e poco a poco si è scoperto il mio,
il lavandino è pieno di un’acqua violetta,
una strega mi tocca la spalla
e rimescola nel calderone la visione del mio giudizio.
Imparo a mangiare con i topi,
loro mi offrono i loro semi
girate con la polvere blu
che lascia il sangue e le sostanze chimiche.
Alcune volte ho creduto di essere un principe
e aver ereditato una pietra vuota
sulla quale regnare fino a diventare come questa.
Quando inizia L’Ombra
a andare dietro al corpo?
*
MALAS SEMILLAS / II
He visto el rostro de la muerte
y poco a poco se ha descubierto el mío,
el lavatorio está lleno de un agua morada,
una bruja me toca el hombro
y revuelve en el caldero la visión de mi juicio.
Aprendo a comer con las ratas,
ellas me ofrecen sus semillas
endosadas con el polvo azul
que deja la sangre y los químicos.
Yo alguna vez me creí príncipe
y heredé una piedra hueca
sobre la que reiné hasta igualarme a ella.
¿En qué momento comienza La Sombra
a ir detrás del cuerpo?
*
III
Passo le notti legato a un albero
per scoprire la profondità
in cui cadranno le mie ossa,
arbitrariamente sparse
per la previsione dei maghi.
I minerali alla fine vorranno giocare con me,
chiameranno i miei resti per abbracciarli
e trasformarli in un orto.
Interromperanno il rituale delle mie vene
e mi omaggeranno i morsi di un angelo.
*
III
Paso las noches atado a un árbol
para descubrir la profundidad
en la que caerán mis huesos,
arbitrariamente esparcidos
para la predicción de los magos.
Los minerales al fin querrán jugar conmigo,
llamarán a mis restos para abrazarlos
y transfórmalos en un huerto.
Interrumpirán el ritual de mis venas
y me obsequiarán a la mordedura de un ángel.
*
ANA’S POEM
I raggi hanno distrutto il tuo corpo.
La luce ha sconvolto i tuoi organi e ha lasciato una crepa nera
da dove posso vedere la figura di un cavallo
che galoppa sulla prateria del veleno.
Madre, tiro da una carrozza sui fiori
che ho visto soffiare sulla figura del suo viso.
Hai lasciato che la morte si sedesse sul mio letto,
non mi hai mai letto niente e prima di nascere
hai regalato i tuoi seni.
Da piccolo ho deciso di non toccare le tue ossa
né di lasciarmi schiacciare da loro,
quando ho saputo che erano l’impugnatura
delle prime rose d’Asia.
I morti dicono cose,
dal mio primo ricordo
si nascondono nel tuo ventre e ti pettinano
e ti cercano in segreto.
Devo confessarti che non vedrò il mio viso da vecchio,
la bellezza e forza dei miei diciannove anni
hanno trovato la loro gloria nel vergine mese di Giugno.
E adesso che mi hai dimenticato
sono venuto a bagnarti le mani
nel fiume che si apre
vicino a casa mia.
*
ANA’S POEM
Los rayos han destruido tu cuerpo.
La luz trastocó tus órganos y dejó una grieta negra
desde donde puedo ver la figura de un caballo
galopando sobre la pradera del veneno.
Madre, tiro de un carruaje sobre las flores
que vi soplar en la figura de tu rostro.
Dejaste a la muerte sentarse en mi cama,
nunca me leíste nada y antes de nacer
regalaste tus pechos.
De pequeño decidí no tocar tus huesos
ni dejarme cargar por ellos,
cuando supe que eran la empuñadura
de las primeras rosas de Asia.
Los muertos dicen cosas,
desde mi primer recuerdo
se ocultan en tu vientre y te peinan
y te buscan en secreto.
Debo confesarte que no veré mi rostro de viejo,
la belleza y fuerza de mis diecinueve años
han encontrado su gloria en el mes virgen de Junio.
Y ahora que me has olvidado
he venido a mojar tus manos
en el río que se abre
junto a mi casa.




Commenti