Poesia costaricana / Carlos Manuel Villalobos
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Nato nel 1968 in Costa Rica, Carlos Villalobos ha meritato, tra gli altri, il Premio Nazionale di Letteratura 2024, il XXXIV Premio Città di Coria (Spagna), il Premio Internazionale Diario de Jaén per il romanzo breve (Spagna), il Premio Internazionale Vicente Rodríguez Nietzsche (Porto Rico), il Premio Dolors Alberola (Spagna) e il Premio UNA-Palabra (Costa Rica). Ha pubblicato undici libri di poesia, cinque romanzi e due saggi. Tra i più recenti: Vendetta (2025), Un fiume sonnambulo (2023) e Cambio di Dio (2023). È laureato in Letteratura centroamericana, ha un master in Letteratura latinoamericana ed è diplomato in Giornalismo. Insegna all’Università di Costa Rica, dove è stato Vicerettore e Direttore del Dipartimento di Filologia e Linguistica.
ASMA
Sono nato con dentro un gatto che miagola ogni notte.
Addormentato nel mio petto parlava dei tuoni
in una lingua di fantasmi.
Mia madre lo nutriva con olio di timo
ma il gatto voleva conoscere l’aria
voleva conoscere l’aria
e mi graffiava i polmoni
come se fossero la porta di una prigione.
A volte mi tappavo la faringe con i bruchi
e non c’era altra soluzione che ucciderli
col rumore di un cavallo.
Non serviva il fumo dei grilli
né l’acqua della pietra vergine.
Il gatto voleva conoscere l’aria
voleva conoscere l’aria
e io sentivo i suoi rosari
e le unghie dell’insonnia
e un piccolo colibrì rinchiuso
sul fondo del suo povero petto.
A volte lo spaventa l’erba per masticare ricordi
che usava mio padre
o forse l’ago per tessere incantesimi
con cui la nonna filava
le parole di tutti i giorni.
Il fatto è che un pomeriggio
non so come
il gatto mi ha aperto la bocca
de è saltato dalla finestra.
*
ASMA
Yo nací con un gato adentro que maullaba noche a noche.
Dormido en mi pecho hablaba de los truenos
en una lengua de fantasmas.
Mi madre lo alimentaba con aceite de tomillo
pero el gato quería conocer el aire
quería conocer el aire
y me aruñaba los pulmones
como si ahí estuviera la puerta de una cárcel.
A veces tapaba mi faringe con orugas
y no había otro remedio que matarlas
con el ruido de un caballo.
No servía el humo de los grillos
ni el agua de la piedra virgen.
El gato quería conocer el aire
quería conocer el aire
y yo escuchaba sus rosarios
y las uñas del insomnio
y un pequeño colibrí encerrado
en el fondo de su pobre pecho.
Tal vez lo asustó la yerba de mascar recuerdos
que tenía mi padre
o quizá la aguja de tejer hechizos
con que hilaba abuela
las palabras de cada día.
El caso es que una tarde
no sé cómo
el gato abrió mi boca
y saltó por la ventana.
*
SCORAGGIAMENTO DEL PADRE
Credevo che la tristezza fosse il gesto naturale di ogni padre.
Non sapevo che anche i fiumi mentono
e che è un vecchio costume quello di sommergere il viso nelle sue acque.
Ma questo padre
l’ho saputo poi
svendeva la nostalgia in cantina.
Quando finalmente arrivava a casa
era un rettile spossato.
Non era lo stesso.
Vomitava demoni sulla riva della colpa.
Dal naso
in forma di fuse braci
gli gocciolava la paura.
Mia madre
per paura
chiedeva alla Vergine del Carmine che facesse sole per calmarlo.
I cani
per paura
correvano a aprire la notte per tornare ciechi.
Il giorno dopo
un brodo di gallina gli curava i desideri di suicidio
e allora giurava che non sarebbe più andato a mordere l’acqua dello scoramento
me lo giurava con le dita a croce sulla bocca
me lo giurava sul sacro cuore di Gesù nel calvario
ma i fiumi sono deboli
e mentono ai bambini
come un padre quando ha sete
e niente lo trattiene.
*
DESANIMO DEL PADRE
Yo creía que la tristeza era el gesto natural de todo padre.
No sabía entonces que también los ríos mienten
y que es vieja la costumbre de hundir el rostro debajo de sus aguas.
Pero este padre
lo supe luego
malvendía la nostalgia en las cantinas.
Cuando por fin llegaba a casa
era un cuerpo de reptil sin fuerzas.
No era el mismo.
Vomitaba demonios a la orilla de la culpa
Por la nariz
en forma de brasas derretidas
le chorreaba el miedo.
Mi madre
del susto
le pedía a la Virgen del Carmen que hiciera sol para calmarlo.
Los perros
del susto
corrían a abrir la noche para volverse ciegos.
Al otro día
un caldo de gallina le curaba las ganas del suicidio
y entonces juraba que no iría nunca más a morder el agua del desánimo
me lo juraba con los dedos en cruz sobre la boca
me lo juraba por el sagrado corazón de Jesús en el calvario
pero los ríos son débiles
y les mienten a los niños
como un padre cuando tiene sed
y nada lo detiene.
*
IL FIUME CHE ABBIAMO UCCISO
Si sentiva il pianto di un tuono.
Pensavamo potesse essere l’anima in pena di un vulcano arrabbiato.
Presto abbiamo saputo che una lucertola della fame aveva rotto la gola del fiume.
Correvamo con le bende a cucire i sospiri notturni.
Ma non c’è stata forma di affrontare il mormorio
né i rumori dell’acqua ormai senz’aria.
Aveva la coda moscia come un albero quando perde l’equilibrio.
Qualcuno ha detto che la cosa migliore era ucciderlo con uno sparo.
Non era il caso che soffrisse ancora.
Lo abbiamo legato per il muso e a tentoni lo abbiamo portato al dirupo.
Ha risuonato lo sparo.
Si è sentito il sibilo.
Il fiume è caduto senza dire una parola sulla riva del suo corpo.
Neanche una goccia di sé è rimasta nell’aria che faceva male.
Adesso lo sbuffare che si sente è un insetto,
un animale di montagna che forse è scappato
o forse chi drena la tristezza è un fantasma
un fiume sonnambulo
che va di paese in paese
senza sapere che lo abbiamo ucciso.
*
EL RIO QUE MATAMOS
Se oía como el llanto de un trueno.
Llegamos a pensar que tal vez era el alma en pena de un volcán con ira.
Pronto supimos que un lagarto de hambre le había roto la garganta al río.
Corrimos con vendas de urgencia a coserle los ronquidos.
Pero no hubo forma de atajar el murmullo
y menos los rumores del agua ya sin aire.
Tenía la cola alicaída como un árbol cuando pierde el equilibrio.
Alguien dijo que lo mejor era matarlo de un balazo.
No había caso que sufriera más.
Lo amarramos del hocico y a rastras lo llevamos a un barranco.
Sonó el balazo.
Se oyó el resuello.
El río cayó sin habla a la orilla de su cuerpo.
Ni una gota de sí quedó en el aire que dolía.
Ahora el resoplo que se oye es un insecto,
un animal de monte que tal vez escapó con vida
o quizá esto que desagua la tristeza es un fantasma
un río sonámbulo
que va de pueblo en pueblo
sin saber que lo matamos.
*
CIÒ CHE SANGUINANO QUESTE MINIERE
È l’angoscia ciò che sanguinano queste miniere.
Sono gli occhi dell’odio ciò che brilla
su ogni pietra.
Non c’è lampada che illumini
un dio
sul fondo delle colline.
Qui sussultano le mani della paura.
Qui imputridisce il giorno come un altro bambino
che non ha imparato a dire il nome dei genitori.
Le navi che partono dal Perù
non trasportano pezzi di sole per i re.
No.
Ciò che spinge il vento verso Castiglia
è una barca di tristezza.
Ciò che trasporta il mare nelle sue cantine
è una fossa comune
tonnellate d’oro
per fare un altare
alla miseria.
*LO QUE SANGRAN ESTAS MINAS
Es la angustia lo que sangran estas minas.
Son los ojos del odio lo que brilla
en cada piedra.
No hay lámpara que alumbre
un dios
en el fondo de los cerros.
Aquí jadean las manos del miedo.
Aquí se pudre el día como otro niño
que no aprendió a decir el nombre de sus padres.
Las naves que salen de Perú
no llevan pedazos de sol para los reyes.
No.
Lo que empuja el viento hacia Castilla
es un barco de tristeza.
Lo que lleva el mar en sus bodegas
es una fosa común
toneladas de oro
para hacerle un altar
a la miseria.
*
L’IMPORTANZA DELLE UNGHIE
Le unghie sono corridoi che trascinano il nostro corpo
sul fondo di noi stessi.
Stanno lì perché ciascuno capisca che il proprio lavoro
in questo mondo è scavare finché fa male l’osso.
Lo sanno meglio di tutti i minatori.
Sotto la terra c’è una pietra gonfiata di luce
e bisogna affondare la mano per cercarla.
È urgente sapere che il cammino per l’allegria
è un pozzo
e che le unghie allungano gli affanni
anche se tagliamo loro il bordo
e lasciamo senza cuticola il nome delle cose.
Graffia le parole.
È urgente sapere che la ragione dell’universo
è una grotta.
Graffia l’appetito come se dentro le voglie
nascessero mele notturne.
Graffia te stesso.
Scendi dove qualche volta avete inventato la paura.
Lascia che le tue unghie cerchino nella melodia sique
gli insetti che nessuno nomina.
Non dimenticare che in fondo alle lettere
c’è un tunnel che tocca la parete degli abissi.
Graffia.
Graffia.
Capirai che non c’è altro sentiero
-salvo forse la morte-.
Graffia.
Lascia che le tue mani trovino il fossile di un antico sole
o il cadavere di te stesso
ormai senza unghie.
*
LA IMPORTANCIA DE LAS UÑAS
Las uñas son zaguanes que arrastran nuestro cuerpo
hacia el fondo de nosotros mismos.
Están ahí para que cada cual entienda que su oficio
en este mundo es cavar hasta que duela el hueso.
Lo saben mejor que nadie los mineros.
Debajo de la tierra hay una piedra hinchada de luz
y hay que hundir la mano para buscarla.
Es urgente saber que el camino a la alegría
es un pozo
y que las uñas alargan los afanes
aunque cortemos su borde
o dejemos sin cutícula el nombre de las cosas.
Escarba las palabras.
Es urgente saber que la razón del universo
es una cueva.
Escarba el apetito como si adentro de las ganas
le nacieran manzanas a la noche.
Escárbate a ti mismo.
Baja al sitio donde alguna vez inventaste el miedo.
Deja que tus uñas busquen en la sique
los insectos que nadie nombra.
No olvides que en el fondo de las letras
hay un túnel que toca la pared de los abismos.
Escarba.
Escarba.
Entenderás que no hay otro sendero
-salvo quizá la muerte-.
Escarba.
Deja que tus manos encuentren el fósil de un sol antiguo
o el cadáver de ti mismo
ya sin uñas.





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