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Laboratorio inediti


Ivano Testa è nato nel 1993 a Catania. Laureato in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze linguistiche presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora con il Centro di Poesia Contemporanea. La sua raccolta d’esordio, Moti immoti e monoliti (Passim Editore 2016).

Consapevole che la letteratura non termina con i classici (che pure vanno studiati come un bene-rifugio) e non si interrompe ai confini del nostro paesello, il giovane poeta riesce parlarci «a distanza», distendendo i fiati ma concentrandosi in pochi versi. Si intuisce chiaramente un omaggio al grande poeta americano John Ashbery. La cadenza a tratti retrocede in una sorta di arcadia sommersa. Le poesie che seguono sono state scelte da una raccolta inedita.



PARLARCI A DISTANZA / III


«Una cerchia ristretta di noi fa uso di diserbanti, sotterranei, più o meno invisibili,

alcuni perché amano gli alberi spogliati contro cielo, altri per spianare terreno»

bruciano il grano, per la moltiplicazione del futuro raccolto, muoiono di fame.


Eppure con le sole loro mensilità arretrate

hanno generato qualche vita, un paio.

Tutto scritto, tutto fatto, tutto pensato. Non c’è margine di fuga,

alla percezione del margine, nel margine di tempo in cui non si fugge

all’essere percepiti. Più o meno come uno stipendio,

ma nell’opposto vettore, forse obliquo.


*


In alto il vello di cane lupo,

una faccia di drago in fondo

dove la polvere dell’oro Inca

cosparge le rughe della materia,

si innesta e si infittisce,

inbluendosi, surriscaldato,

come dopo visioni del loto.


*


a John


«Quanto ci ha detto rispetto a quanto deve ancora dirci,

è forse un’unica frase lunghissima di cui si è scorto

appena il predicato?»


«Stiamo travasando il riso di pacco in pacco,

dopo averne personalmente dimenticato l’ultimo stadio:

molti sostengono impossibile il suo biancore semente

finito.

Mi fido, vado avanti, continuo a nutrirmi

e in effetti trovo sempre di che mangiare, sebbene

la quantità di riso nel travaso permanga immutata,


- questo, piuttosto che la fame, ci offusca».

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