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Poesia peruviana / Omar Pinedo


Omar Pinedo è nato nel 1988 a Lima, in Perù, ma da diversi anni vive e lavora in Spagna. È laureato in Economia ed è autore di articoli di critica letteraria. Suoi testi sono usciti su diverse riviste americane e europee. La raccolta da cui abbiamo selezionato haiku e prose, Dieci tori (Barcelona 2020), è la seconda plaquette che pubblica, dopo l’esordio di Mitologie individuali (Lima 2016). Le traduzioni sono di Alberto Pellegatta.



Bisogna usare con giudizio la frusta e la corda

troppa frusta aprirà risentimenti sulla sua pelle,

troppa corda ne infiammerà l’ira; meglio non usarle,

scapperà verso le montagne.


Il toro deve abituarsi a una persona,

seguirla, rispettarla. Solo allora,

senza ormeggi,

obbedirà al padrone.


*


Hay que usar juiciosamente el látigo y la soga

demasiado látigo abrirán su piel resentimientos,

demasiada soga inflamará su ira; mas de nö usarlas,

desbocado escapará hacia las montañas.


El toro debe acostumbrarse a uno,

seguirle, respetarlo. Solo entonces,

sin amarraduras,

obedecerá a su dueño.


*


Seduto sul toro, trottando con calma,

addolcisco la sera suonando il mio flauto.

Mi seguono i cervi, gli uccelli mi cantano,

di fianco in attesa applaudono i grilli.


Respiro lentamente, dimentico il silenzio...


Guardando le nubi del cielo

dirigo

i ritmi eterni del vento.


*


Sentado en el toro, trotando con calma,

endulzo la tarde tocando mi flauta.

Me siguen los ciervos, me cantan las aves,

a un lado expectantes los grillos aplauden.


Respiro despacio, me olvido el silencio...


Mirando las nubes del cielo

dirijo

los ritmos eternos del viento.


*


In un passaggio dei Detti di Confucio, un discepolo chiede al maestro che cosa dovesse fare con una pietra preziosa che si trovava in suo possesso: tenerla o venderla a un conoscente. Confucio risponde «venderla, ovviamente!... mi emozionerebbe davvero conoscere un conoscente». Sono due anni che penso spesso a questo passaggio e continuo a non capirlo.


La maggior parte delle volte lo penso in relazione al mio lavoro in poesia. Ovvero, il pittore deve vendere i suoi quadri, il musicista deve vendere le sue canzoni, lo scrittore deve vendere i suoi libri. Un vero artista non produce per fare i soldi: un vero artista fa i soldi per finanziare le opere successive. Ma c’è qualcos’altro... c’è qualcosa che trascende la nostra opera. Un artista veramente umano non vive solo per sé. Credo che una persona condivida i frutti del proprio lavoro con la speranza di conoscere anime vicine, sorelle, che si rallegrano per l’esistenza della nostra attività. È certamente così per il macellaio, che ci chiede se abbiamo apprezzato l’arrosto in famiglia; per il commerciante, che chiede se ai bambini sono piaciute le feste; per l’ebanista, che chiede se abbiamo apprezzato i mobili della sala; e così dovrebbe essere per il poeta.

In generale, cerco di avere una vita austera; anche se finisco sempre per spendere più del dovuto in libri e caffè. Passo gran parte della mia giornata seduto in un bar; mi sento a mio agio leggendo, scrivendo, correggendo o semplicemente vedendo la gente spostarsi e conversare.


Ho visto spesso gli agricoltori visitare i locali dove si consuma il loro prodotto, guardano allegri come le persone lo apprezzano. Un giorno si sono avvicinati a me e abbiamo iniziato una piacevole conversazione. Mi hanno chiesto come ho iniziato a bere caffè, che tipo di cose cercassi nel caffè e cos’è ciò che preferisco dei loro prodotti.

Poi abbiamo discusso delle sensazioni che risveglia, delle note di sapore, degli aromi. Mi hanno mostrato l’impatto dell’altitudine e del tipo di terreno sul sapore. Mi hanno raccontato la storia della loro famiglia; della loro proprietà; della vita, lo sforzo e l’entusiasmo che porta con sé ogni chicco di caffè.


Dopo qualche mese, mi sono accorto che ne capivo di più, che apprezzavo e davo valore a nuove e distinte qualità, non solo di quel caffè ma anche di tutti quelli che provavo. In quel momento ho capito quanto fosse stata importante per me quella breve conversazione. Sono sicuro che anche loro l'abbiano apprezzata. Mi sono detto che anche a me sarebbe piaciuto fare questa cosa con i lettori: permetterci uno spazio per conoscere un conoscente.


*


En un pasaje de las Analectas de Confucio, un discípulo pregunta al maestro qué debería hacer con una valiosa gema que se encuentra en su posesión: guardarla o venderla a un conocedor. Confucio responde “¡venderla, por supuesto!... me emocionaría mucho conocer a un conocedor”. Llevo dos años pensando recurrentemente en este pasaje y sigo sin comprenderlo.


La mayoría de las veces lo pienso en relación con mi trabajo en la poesía. Es decir, el pintor debe vender sus cuadros, el músico debe vender sus canciones, el escritor debe vender sus libros. Un verdadero artista no produce para hacer dinero: un verdadero artista hace dinero para financiar sus siguientes obras. Pero todavía hay algo más... hay algo que trasciende a nuestra propia obra. Un artista verdaderamente humano no vive solo para sí. Creo que uno comparte los frutos de su trabajo con la esperanza de conocer almas cercanas, hermanas, que también se regocijen con la existencia de nuestra actividad. Esto es cierto para el carnicero, que pregunta si hemos disfrutado en familia del asado; para el comerciante, que pregunta si los niños disfrutaron de las fiestas; para el ebanista, que pregunta si hemos disfrutado de los muebles de la sala; y también debiera ser así para el poeta.


En general, trato de llevar una vida austera; sin embargo, siempre termino gastando más de la cuenta en libros y café. Paso gran parte de mi día sentado en un café; me siento cómodo leyendo, escribiendo, corrigiendo o simplemente viendo a la gente desplazarse y conversar.


Varias veces vi a los agricultores visitando los locales donde se consumía su producto, mirando alegres como las personas lo disfrutaban. Un día se me acercaron e iniciamos una amena conversación. Me preguntaron cómo comencé a beber café, qué tipo de cosas buscaba en un café y qué era lo que más valoraba del suyo. Luego discutimos acerca de las sensaciones que despertaba, qué notas de sabor, qué aromas. Me enseñaron del impacto de la altura y del tipo de suelo en el sabor. Me contaron de su historia familiar; de su finca; de la vida, el esfuerzo y el ahínco que lleva consigo cada grano de café.


Tras unos meses, noté que comprendía mejor, apreciaba y valoraba nuevas y distintas cualidades no solo del café que ellos producían, sino de todos los que fui probando. En ese momento comprendí cuán importante había sido para mí esa breve conversación. Estoy seguro de que ellos también la valoraron. Me dije, entonces, que también me gustaría hacer eso con mis lectores: brindarnos ese espacio para conocer a un conocedor.

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